Forum Agorà

Lettera ad un genitore
ricerca di senso della vita: un figlio ADHD

 

 

 

> cari tutti,
> questa è una lettera che ho scritto oggi a un amico. ve la giro perché
sento
> un grande isolamento intorno, anche se il sentimento che ci lega è
> invisibile e qualche volta non riusciamo più a sentirlo fra le dita. ve ne
> giro il contenuto, dato che, in fondo, è una lettera aperta a tutti:
>
> "...sono contentissima di sentirti forte e chiaro, anche perché la
> presbiopia avanza e nn riesco più a leggere un accidente sul pc.
>
> per quanto concerne il mio calvario, è la storia di tanti, di tanti di noi
> adulti adhd che scriviamo sul forum: vissuto adhd infantile e annessi e
> connessi di timidezza estrema e presunta fobia sociale, vissuto adhd
> adolescenziale con emarginazione dai gruppi e avvicinamento ai "diversi",
> matrimonio con marito adhd e, ciliegina sulla torta, figlio adhd. nel mare
> immenso delle difficoltà economiche e organizzative, si aggiunge la
> separazione, momenti di crollo, risalite obbligate e, finalmente, un nome
da
> dare al disagio di una vita: l'adhd. ma i problemi restano.
>
> il problema di tanti, di tanti genitori adhd, quelli coinvolti nel forum
> nello specifico, è quello dell'emarginazione e della solitudine
conseguenti
> alla disperazione e al dolore di vedere un figlio malato che cresce e che
> non guarisce ma -anzi- che a tratti va peggiorando. e siccome che i figli
> spesso non sono coscienti della loro malattia vanno dibattendosi nell'età
> difficile della adolescenza: si chiudono in se stessi, a loro volta nella
> disperazione, chi rifiuta di prendere il farmaco, chi si ribella alla
> scuola, ai genitori, chi li prende a calci e a pugni, chi piange. le mamme
> non possono più stringere al loro petto i loro piccoli. è patetico, ma è
la
> realtà.
>
> come può una madre, soprattutto, assistere impotente a questa tragedia che
> le si svolge davanti agli occhi e si sente impotente? i medici non
capiscono
> una mazza, gli insegnanti tanto meno, anzi a volte mettono i bastoni fra
le
> ruote, umiliano i nostri figli e li allontanano. i figli sono derisi e
> allontanati dal gruppo, scappano di casa, alcuni hanno problemi con la
legge
> e i genitori sono alle prese con il tribunale minorile e con gli
assistenti
> sociali che i vicini di casa gli mandano dentro denunciando violenze
> supposte. i genitori finisce che scoppiano e le violenze in casa si
> perpetuano in questo clima malato, che continua a mangiarsi dentro se
> stesso. e i figli crescono in questa atmosfera, che tu m'insegni, è un
> incubo vero e proprio.
>
> ci si mette anche psichiatria democratica e scientology, nonché i mass
media
> a fare informazione scorretta, e ci si sente aggirati, contornati come
alla
> caccia alle streghe. si viene additati come genitori che drogano i figli.
> e poi ci sono le comorbilità, chi ha l'epilessia, chi ha le manie, le
> fissazioni, chi scappa di casa, chi si butta in mezzo alla strada per
> sfidare il pericolo delle auto che passano in corsa.
>
> come si può vivere così, con i soldi che vengono a mancare dato che le
cure
> costano assai, le visite pure e gli spostamenti da una parte all'altra
> dell'Italia, e i viaggi della speranza all'estero, e gli speculatori... e
> due stipendi non bastano per stare addietro alle spese, e i fratelli
> normodotati che subiscono anch'essi una vita malata, che se poco poco
erano
> sani iniziano a sviluppare disagi nel subconscio?
>
> speriamo che il forum si risvegli, come ho auspicato oggi nella sezione
> adulti, dato che agorà è una finestra alla quale ci si può affacciare alla
> ricerca di un po' di comunione: scrivere di sé dona quella gratificazione
> necessaria a cercare di vedere un po' di luce nella foresta dei giorni
bui.
>
> parla di tutto quel che hai in mente, sono pronta a leggerti. tra l'altro
in
> settimana mi attiveranno finalmente l'adsl e sarà più facile per me essere
> onnipresente."
>
> un abbraccio,
un genitore aifa
>
> ---------------------------------------------------------------------

 

 

Cara amica, a tutto c'è un rimedio. Solo la morte o un male incurabile lascia spossati e senza via d'uscita in modo quasi irreversibile.
Il concetto di perfezione non esiste. Non esiste uno uguale all'altro che non abbia qualcosa che non è "perfetto". In questa 'imperfezione' sta la meravigliosità o la tragicità della vita. Vorrei citare, non a caso, due film che riflettono questa percezione della vita.
Nel film "La macchia umana"con Anthony Hopkins e Nicole Kidman, un professore maturo universitario, affermato nei circoli accademici, in seguito ad una battuta razzista viene licenziato. La moglie muore di infarto ( o meglio di crepacuore), lui perde il lavoro, gli amici, la casa ed incontra una giovane donna che gli rivela la sua angoscia : i suoi figli sono morti bruciati nel sonno a causa di una sigaretta. I due soli, abbandonati da Dio e dal mondo si uniscono nel dolore di esistenze emarginate mentre l'ex marito, geloso cerca di uccidere i due. Alla fine l'uomo, proprio lui che era stato accusato di essere razzista rivela il suo segreto: lui è un un meticcio che ha rinnegato suo padre col suo duro lavoro che lo manteneva agli studi, ha volto le spalle a sua madre e tutta la sua famiglia perché si vergognava di loro. Ha cambiato pelle nome, città e stato. La vita, come nella canzone 'Samarcanda' di Roberto Vecchioni, alla fine gli presenta il conto, gli ricorda il suo pegno, il suo segno genetico. Il colore della sua pelle rinnegata, falsificata, occultata è -come ho descritto in una poesia, "L'Urlo di Caino " (Triskele Poems)- "la macchia umana" di Caino, il peccato originale, il segno ontologico del suo e del nostro esistere.
Non a caso un altro film: " Shreak". Nel cartone animato 'Shrek', la Bella Addormentata -Fiona tramite un principe che assolda un orco Shrek, si sveglia dal sonno ma al momento del matrimonio, un raggio di luce riporta Fiona al suo stato reale: è un'orchessa e alla fine si sposano i due orchi felici e contenti. In "Shrek II" , il re, padre di Fiona, dopo aver ordito trame per far separare i due orchi e far sposare la figlia con il Principe Azzurro -figlio della madrina cattiva- si pente grazie alla forza d'amore di Fiona che accetta il suo amore orchesco per quello che è ed alla forza di Shrek che non rinnega la sua natura primitiva e selvaggia. Infine proprio il re che non accettava l'essere 'orco' di sua figlia, ritorna al suo stato originario: in realtà è un piccolo rospo orrendo e saltellante. E la regina lo accoglie nella sua mano, lo bacia e lo accetta per quello che è: un rospo.
Si assiste ad un'evoluzione nella fiaba, non più strutturalista o seguendo schemi come nella tipologia della fiaba di Propp, sebbene in entrambe le strutture narrative dei due films Shrek c'è il viaggio: il viaggio come esplorazione dell'esterno e viaggio interiore alla ricerca del proprio vissuto e della propria dimensione psichica. Quindi nella favola contemporanea c'è un cambiamento: non più eroi o protagonisti bellissimi, fiabeschi dove re e regine hanno un primo piano. Ma quello che c'è veramente di rivoluzionario in Shrek è che il re che ritorna al suo stato originario è la metafora del diversamente abile, dell'essere altro ed ideologicamente diverso. E' segno che la cultura è cambiata, il rospo porta con sé il marchio di Caino che a sua volta è il marchio della sua esistenza. Ne consegue che non esiste uno stato puro assoluto e primitivo di un'infanzia immacolata o di innocenza perduta e semmai è esistito, tutto ciò che ora l'esistenza porta con sé è irrimediabilmente l'angoscia del vivere, della fragilità della vita e quindi il senso del proprio esistere nel volto dell'altro (Levinas).
E per chiarire il concetto -soprattutto a me stessa- ritorno sulle mie poesie. Nella raccolta "Al Largo di Orione", in "Lunedì dell'angelo" e in "L'uomo dal fiore in bocca" ( Pirandello) l'uomo porta con sé -il fiore ontologicamente, il marchio dell'esistenza e dove, interrogandosi, scopre di non poter vivere più ogni giorno come se fosse un giorno qualsiasi: ogni giorno potrebbe essere l'ultimo , quello che precede l'evento che può cambiare, in senso tragico, il corso e il destino della propria vita. Dice l'uomo dal fiore in bocca: "conta i petali e ti saranno svelati i giorni che mi restano da vivere". Per questo non si può vivere un'esistenza inautentica dal momento che si ' vive per la morte' come afferma Heiddeger in "Essere e Tempo". Ma la mia non è una poesia pessimistica, anzi è un inno alla vita: "L'angoscia offre all'uomo la possibilità di abbandonare l'esistenza banale e inautentica e di accorgersi che questo stato ansioso è in effetti il senso stesso dell'esistenza" e quindi vivere una vita che valga la pena di essere vissuta nel senso di DASEIN, Esserci dove il 'ci' è essere dentro nel mondo.
Quindi capisco il tuo stato pessimistico, di frustrazione, di abbandono e di disperazione ma ora ne capisci il senso. Ora sei consapevole della tua angoscia. E' una prova che il tuo cuore pulsa e che nelle tue vene scorre il sangue così come i tuoi occhi esplorano il mondo, percepisci gli odori, le sensazioni cosé come il pensiero ti schizza dal cervello e tutto questo dà il capogiro, dà lo stordimento perché è meravigliosamente sublime e tragico allo stesso tempo nel tuo voler comprendere nel palmo di una mano e il tempo e lo spazio. Ma dice Pascal che se vuoi competere con l'universo ne ri caverai sempre una sconfitta perché per l'universo non sei che un punto; ma se vorrai comprendere l'universo con il pensiero, allora potrai fare una cosa che nemmeno l'universo sarà mai in grado di fare. Il tuo pensiero e la tua fragilità sono la tua forza.
Ma vorrei andare avanti.
Proprio questa mattina leggo un brano 'Overpopulation' e dopo averlo tradotto e fatto leggere e comprendere inizio con le Reading activities e le Comprehension activities. Lavoro insieme ai ragazzi e le ragazze
sull'analisi delle scelte lessicali e semantiche. Cerchiamo i sinonimi ed i contrari. E' un lavoro molto bello perché al di là dell'apprendimento strumentale di una lingua straniera permette di stimolare l'analisi sulla lingua e la riflessione sulla lingua produce cambiamento negli stili cognitivi e culturali: produce pensiero.
Cerchiamo la parola ' desperate' ma è difficile trovare il contrario. Allora cerchiamo l'etimologia della parola che è quella che restituisce alla parola il suo stato originario, il suo legame placentale al gesto, al vissuto sostanziale. 'Desperate' significa senza speranza quindi il contrario sarà colui che ha speranza, in breve 'speranzoso': Hopeful dove la desinenza 'ful' è diverso da full' ( pieno- full di assi per esempio) o 'fool'- sciocco ma questo è altro ancora: è l'analisi fonetica contrastiva e distintiva della scuola di Praga dove si identificò il tratto distintivo fonetico che crea differenze semantiche.
Ritorniamo a 'hopeful'. I giornali dicono che oggigiorno la massima dei giovani è: "io non c'ero, io non ho colpa, io non ne sapevo niente". E' una gioventù che non si addossa alcuna responsabilità. In una crisi di valori, i ragazzi non sanno quale via o quali ideali perseguire e da questo deriva la mancanza di responsabilità, di impegno e di solidarietà nei confronti di chi è più debole, di chi soffre, di chi è 'diversamente abile'.
Credo che sia la stessa sensazione che avverti tu, il genere di cose che ti sfilano davanti e la sensazione di non poter fare nulla, un senso di pesante impotenza e di sperazione, sei 'desperate', apparentemente senza speranza.
Eppure l'acuta percezione degli eventi e delle situazioni non possono lasciarti indifferente, l'hai detto: hai dato voce e parole, hai denunciato una situazione inaccettabile e deplorevole ai limiti della dignità umana.
Forse senza rendertene conto hai già fatto una scelta e stai chiedendo aiuto che qualcuno riesca a decifrare questi segni enigmatici che ci offre la vita. Sei salita sul tuo treno verso un viaggio senza ritorno, sali e scendi a molte fermate e ancora non sai la destinazione.
Dice un proverbio degli indiani d'America: " Una grande visione è necessaria; l'uomo che la possiede deve seguirla, come l'aquila segue il blu più profondo del cielo".
Guarda dentro te stessa perchè una scelta ideologica l'hai già fatta: Hai scelto di non stare zitta. Ti sembra poco in un mondo dove tutti hanno paura di scoprirsi e di gettare la maschera? Hai gridato: " Il re è nudo, il re è nudo". Hai accettato di guidare un forum dove le persone si parlano e quale scelta migliore della piazza" Agorà" restituendo al senso antico il valore originario di parlarsi, di comunicare, di chiaccherare, di confessarsi e di sfogarsi. Ho scritto in una poesia ripresa dal mito della Caverna che una volta che l'uomo è riuscito a sfuggire dal mondo delle ombre, proiezioni false di una realtà, una volta uscito alla luce del sole non resiste di rientrare dentro la dove i suoi fratelli sono imprigionati in catene nell'oscurità, sfida il pericolo e la paura ma preferisce esporsi e aiutare gli altri alla ricerca della propria esistenza: "Guido, ricerco, senza sosta / il senso estremo della mia presenza."
Dice Viktor Frankl, fondatore della logoterapia, che vi è sempre un significato nella vita di ogni uomo e la sua crisi esistenziale nasce dal fatto di non riuscire a dare un senso alla sua esistenza e che "il nucleo dei disturbi esistenziali" (e di conseguenza psicologici e relazionali) risieda nella frustrazione della 'volontà di senso' dell'uomo.
Non a caso nei campi di concentramento per gli ebrei (di cui Viktor Frankl ne fece diretta esperienza) coloro che riuscirono a sopravvivere furono quelli che avevano una forte 'ricerca di senso'. Non a caso, in un analisi il sociologo Durkeim che analizzò le società industrializzate, vi trovò una maggiore incidenza di suicidi proprio dovuta all'incomunicabilità e all'isolamento sociale nelle città urbanizzate.
Credo che ora conosci la risposta alla tua 'ricerca di senso: tuo figlio e l'Aifa Agorà. Ti sembra poco? Avere l'opportunità di lottare e trovare le soluzioni insieme agli altri, sorridere e piangere , condividere gioie e
dolori perché questa è la vita.
Questo è il tuo fiore in bocca.

Ti faccio tanti auguri,
Evelina Maffey
referente.agrigento@aifa.it